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GLI AMATORI: UNA NOBILE FAMIGLIA TRA JESI E MAIOLATI

Premessa

La scrupolosa e attenta ricerca storica di Marco Torcoletti rivolta alla famiglia Amatori ci per mette, attraverso il “racconto” del contributo dato dagli uomini e dalle donne della famiglia più rappresentativa di quel momento, di recuperare, conoscere e far conoscere in particolare quanto avvenne in universale nella società marchigiana dell’Ottocento.
Le vicende degli Amatori ci mostrano come una famiglia nobile sia riuscita a mantenere e con solidare la propria posizione in questo clima di cambiamento e crescita della classe borghese. La nobiltà – e così anche la famiglia Amatori che rimane protagonista della vita politica per tutto il XIX secolo – conservò prestigio e potere per tutto l’Ottocento, ma in questo periodo si ruppero de finitivamente le basi su cui essa poggiava. La fine delle monarchie assolute comportò la fine della concezione del nobile a servizio del sovrano e l’erosione della feudalità e dei privilegi giuridici e politici ad essa annessi. Nelle varie realtà regionali si nota una decisa volontà da parte della nobiltà di partecipare attivamente al fermento politico, economico e sociale del momento storico. Per quanto riguarda il settore dell’economia un esempio fu dato dalla nobiltà jesina, particolarmente attiva nella produzione della seta. Sul piano politico e sociale, invece, un valido contributo venne dato dalla famiglia Amatori, particolarmente attiva nei comuni di Jesi, Monte Roberto e Maiolati.
Nei successivi paragrafi delineeremo la storia di questa famiglia per meglio comprenderne il valore e il contributo storico-sociale.

La famiglia Amatori a Jesi

La famiglia Amatori è noverata tra le ventisei famiglie che intorno al XVII secolo costituivano la nobiltà jesina. Gli elenchi del XVIII secolo la dicono estinta, ma è possibile che alcune famiglie che esistono ancora oggi a Maiolati e Cupramontana, oltre che a Jesi, con questo cognome derivino dall’antica famiglia Amatori.
Lo stemma (nell'immagine), dal fondo rosso, con torre d’oro, sulla sinistra, e il leone rampante che si arrampica su una scala posta sul piano merlato della torre, identifica sia la loro terra sia le loro vicende e i loro onori. Il leone, infatti, è quello jesino e la torre crociata rappresenta un fortilizio che è anche un centro popolato, indicato appunto dalla croce parrocchiale. La scena molto probabilmente rappresenta la presa di Camerata Picena da parte delle milizie jesine, in cui si sarà certamente distinto qualche membro della famiglia Amatori. La presenza a Jesi della famiglia è da far risalire alla prima metà del XIII secolo, quando Amatore da Rovegliano1 giunse qui insieme ad altri 70 uomini. Nelle Carte Diplomatiche Jesine, conservate nell’Archivio Storico Comunale di Jesi, egli compare citato con il patronimico “Amadore Guidonis”. Guidone, dunque, deve essere il padre di Amatore e il più antico degli Amatori.
Amatore già nel 1251 compare tra i membri del Consiglio Generale di Jesi, ma con poco, se non nullo, potere. Pur avendo ottenuto numerosi incarichi nelle amministrazioni locali, essendo la famiglia Amatori possidente di vari beni immobili a Jesi e Morro, i membri del Consiglio cittadino avevano a quel tempo poco potere decisionale. Nell’età delle Signorie infatti, nonostante gli uffici dell’epoca comunale fossero lasciati in vita, i poteri delle autorità pubbliche erano molto limitati e a
volte totalmente ininfluenti riguardo le maggiori scelte politiche della città.
Gli Amatori ottennero un vero potere solo dopo il 1400 quando, a seguito della caduta dei Simonetti, iniziò la progressiva ascesa di un ristretto novero di famiglie nella gestione della città. Nel 1417 la Camera Apostolica confiscò i beni dei Simonetti del territorio di Jesi e del contado, ma nel 1452 si vide costretta, per motivi di bilancio, a vendere questi beni alla comunità. I beni vennero ripartiti tra la città e i castelli del contado e in tal modo Jesi e i territori limitrofi acquistarono un patrimonio pubblico fondiario di ragguardevoli dimensioni. Inoltre nel 25 novembre del 1528 un gruppo di nobili si pose alla guida di una folla di popolani armati contrari al governo del cardinale Cesarini e dei suoi vicegovernatori. Il gruppo assalì il loro palazzo di residenza e li cacciò dalla città. Jesi per un breve periodo venne assoggettata al potere del vescovo, poi la Santa Sede nominò un governatore straordinario e in seguito la città venne sottoposta al governo del legato della provincia di Ancona. I beni vennero confiscati, ma questa confisca venne revocata con previo pagamento di
un’ammenda di diecimila ducati. Per pagare l’ammenda il Comune vendette buona parte del patrimonio terriero che venne acquistato per lo più dai nobili locali. Essi in tal modo aumentarono i loro possedimenti fondiari e poterono costituire una oligarchia sociale, economica e politica di cui entrò a far parte naturalmente anche la facoltosa famiglia Amatori. Come precedentemente accennato, Amatore da Rovegliano già nel XIII secolo faceva parte del Consiglio Generale jesino, ma solo nel tardo Quattrocento i suoi discendenti entrarono stabilmente a far parte del ristretto numero di persone che reggeva la città e solo nella seconda metà del Cinquecento si potè dire completamente realizzato il processo di formazione del ceto dirigente locale. Esso si componeva di proprietari terrieri grandi e medi, di uomini di legge e, soprattutto, di membri della vecchia nobiltà di spada. Grazie alla “trasmissione” delle cariche politiche di padre in figlio, a partire dalla seconda metà del Cinquecento Jesi ebbe un assetto stabile e duraturo basato sulla presenza delle stesse figure a comporre l’oligarchia cittadina.
Gli Amatori detennero vari uffici (priore, console, capitano di castello, deputato, grassiere, revisore) e si tramandarono le cariche fino alla prima metà del Settecento, quando il ramo jesino della famiglia si estinse a seguito del matrimonio di Maria Amatori (figlia di Carlo e Ginevra Rocchi) con Angelo Antonio Baldassini. L’ultima discendente di Amatore da Rovegliano lasciò come unico erede Niccolò Baldassini. A lui Girolamo Amatori, fratello di Maria, lasciò i possedimenti della famiglia – la casa di famiglia posta di fronte alla chiesa di San Nicolò a Jesi, i possedimenti in contrada Campo Lungo, Tabano e Santa Lucia, quelli di San Marcello, in contrada Melano, in Monte San Giacomo e la casa fuori porta Romana – con il testamento del 1731. Uomo ricco ma umile, appassionato cultore delle tradizioni della famiglia e della città, Girolamo lasciò nel testamento un atto di generosità per tutti i propri cari e coloro che erano stati fedeli alla famiglia. Per lui chiese solo che il proprio erede, alla sua morte, facesse celebrare 2000 messe a suffragio della sua anima secondo una usanza popolare in uso fin dal Medioevo.

Gli Amatori a Monte Roberto e a Maiolati

Dai documenti storici risulta che gli Amatori lasciarono Jesi per abitare tra Maiolati e Cupra-
montana a causa di rovesci di fortuna e dopo la fine della dinastia a seguito del matrimonio di Maria
Amatori. Non si sa con certezza se le notizie sulla difficile situazione finanziaria della famiglia sia
vera, ma è certo il fatto che molti membri della famiglia si recarono a Monte Roberto, Maiolati e
Cupramontana per ragioni di lavoro. Molto probabilmente alcuni di loro misero su famiglia e rima-
sero in questi luoghi dove svolgevano i loro incarichi politici. Le maggiori attività dei membri della
famiglia erano, infatti, i pubblici uffici e le libere professioni, come quelle di notaio e di avvocato.
Gli Amatori, inoltre, nei territori di Maiolati e Monte Roberto erano considerati una delle famiglie
locali più ricche e potenti per beni fondiari. Questo ampliamento di possedimenti terrieri si svolse in
un lungo periodo di tempo, ma raggiunse il culmine nell’Ottocento. Tra il XIX e il XX secolo, infatti, la famiglia Amatori risultava essere una delle più importanti e facoltose della comunità, ma intorno alla seconda metà dell’Ottocento (1855) la grande proprietà presentò un vistoso calo, dovuto non tanto al numero di possidenti, quanto alla quantità di terre. Il motivo principale è da ricercarsi
nella divisione dell’eredità di Pietro Leone Amatori da Monte Roberto, colui che trasferendosi a Maiolati nel 1800 diede inizio alla dinastia maiolatese della famiglia. Fino al 1835 le sue terre rimasero in mano alla vedova Cecilia Milani che, dopo la morte del coniuge, attendeva la maggiore età dei figli.

I signori di Maiolati

In tutto il XIX secolo le famiglie impegnate nell’amministrazione delle città mantennero in modo permanente i loro ruoli. Ciò era principalmente dovuto alla mancanza di uomini capaci di rivestire incarichi di governo, vuoi per analfabetismo vuoi per inesperienza.
Fino al XIX secolo a Maiolati e in altri castelli della Vallesina il potere cittadino era in mano ad un’assemblea composta da proprietari terrieri e da quattro consiglieri, estratti a sorte, che avevano potere esecutivo e affiancavano il capitano di castello. Con il tempo l’accesso alle amministrazioni venne ristretto ai soli possidenti e a coloro che avevano antenati che fossero già stati membri
dell’assemblea.
Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento anche gli Amatori fecero il loro ingresso nella
vita politica maiolatese. Possessori del castello di Monte Roberto e domiciliati – grazie a Pietro Leone – a Maiolati dal 1800, si inserirono come “nuovi” membri nella classe dirigente. Ben accetti perché in possesso dei requisiti censitari e culturali necessari per accedere alle cariche amministrative, essi perdurarono per tutto il secolo. La loro longevità istituzionale derivò, oltre che dalla trasmissione delle cariche di generazione in generazione a cui abbiamo precedentemente fatto cenno, anche dal fatto che il ceto dirigente fu sempre pronto ad adattarsi ai cambiamenti e alle esigenze storiche. A Maiolati la classe dirigente aderì al moto risorgimentale, talvolta anche in modo molto entusiastico. Ne è un esempio Adeodato Amatori (detto Nino), figlio di Pietro Augusto Amatori, che a soli 17 anni, alla notizia della loro spedizione, tentò addirittura di raggiungere i garibaldini. Il ceto dirigente partecipò anche al plebiscito organizzato per sancire la fusione dei nostri territori con le altre terre conquistate dai piemontesi e dai garibaldini. A tale scopo venne prontamente costituita una giunta comunale tra gli uomini più influenti di Maiolati: Domenico Antognetti (presidente), Giovanni Gasperi, Ruggero Colini, Amato Amatori e, in seguito, Augusto Amatori. La nuova giunta istituì subito una Guardia Nazionale, allo scopo di garantire l’ordine pubblico, al cui comando venne posto Pietro Paolo Amatori, fratello di Amato e Augusto.
Le dinastie più attive nella vita politica maiolatese del periodo furono prevalentemente due: gli Amatori e gli Antognetti. Queste e altre famiglie nobili – come i Colocci, i Colini, i Guglielmi e i Corradini – si avvicendarono nell’amministrazione comunale fino al 1910, anno in cui dal movimento contadino sviluppatosi in Vallesina provennero le prime figure di umile estrazione sociale che diverranno personaggi importanti della scena politica del paese. Dal 1910, dunque, il consiglio cittadino risultò composto dagli immancabili Amatori affiancati da un discreto numero di artigiani e mezzadri. Tra questi “homines novi” ricordiamo il mezzadro Romildo Mingo, uomo intraprendente che dal nulla creò una discreta fortuna.



Elenco dei sindaci di Maiolati dal 1808 al 1861

1808 Domenico Vaselli
1808-1809 Luigi Colini
1809-1810 Luigi Corradini
1811 Feliciano Colocci
1812 Pietro Amatori
1813-1814 Feliciano Colocci
1816-1819 Pietro Amatori
1819-1820 Domenico Vaselli
1821-1822 Gesualdo Alessandrini
1823-1826 Domenico Vaselli
1828 Domenico Vaselli
1830 Gesualdo Alessandrini
1832-1833 Feliciano Colocci
1834 Amato Amatori
1835 Silvestro Gentiloni
1837-1841 Amato Amatori
1842-1847 Ruggero Colini
1850 Amato Amatori
1853-1862 Domenico Antognetti

 

Anche dopo il 1861 i membri della famiglia Amatori furono sempre presenti all’interno del Consiglio Comunale di Maiolati.
Adeodato Amatori, fratello di Lamberto, e Amatore Amatori, loro cugino, vennero eletti nel 1899. Adeodato fu sindaco di Maiolati dal 1900 al 1910. Nel 1910 venne eletto come primo cittadino Amatore. Più tardi il testimone passò al Cavaliere Ufficiale e Tenente Colonnello Augusto Amatori, figlio di Lamberto, che venne nominato podestà nel 1926.
Questi e altri componenti della nobile famiglia ricoprirono ruoli importanti anche a Jesi. Qui, infatti, Amato (figlio di Pietro Leone Amatori), Adeodato, Lamberto e Augusto entrarono a far parte degli 87 soci fondatori della Cassa di Risparmio. Augusto ne fu consigliere dal 1915 al 1927 e vice presidente dal 1928 al 1932. Egli rivestì inoltre l’incarico di presidente del Comitato Pergolesiano e dal 1933 al 1939 fu anche podestà di Jesi.
A metà tra Maiolati e Jesi gli Amatori rivestirono anche cariche “di collegamento” tra i due centri: Livio Amatori, fratello di Augusto, rappresentò il comune di Maiolati all’interno del Monte di Pietà Spontini a Jesi fino al 1912. Il Monte di Pietà era affidato ad una commissione composta da un Preside e quattro membri, di cui due nominati dal Comune di Maiolati. Quest’ultimi erano Amato e Paolo Amatori, Ruggero Colini e Luigi Corradini.


Di seguito conosceremo più da vicino quattro dei numerosi protagonisti della vita pubblica maiolatese sopra citati: Pietro Leone Amatori, Pietro Paolo Amatori, Amatore Amatori e Lamberto Amatori.



Pietro Leone Amatori

Figlio di Giovanni Domenico Amatori da Monteroberto, nacque nel 1774. Nel 1800 si stabilì a Maiolati dopo essere entrato in possesso dei beni di famiglia. La sua attività si svolse principalmente in questa città, in cui possedeva anche un negozio di “sali”.
Dal 1800 al 1815 fu “anziano” della comunità e dal 1816 rivestì la carica di Gonfaloniere. Morì nel 1821 lasciando la moglie Cecilia Milani, sposata in seconde nozze (la prima moglie fu Vincenza
Zagaglia di Jesi), e quattro figli maschi: Amato, Pietro Adeodato, Pietro Paolo, Pietro Augusto. Pietro Leone fu una delle figure più autorevoli del primo Ottocento maiolatese. Uomo influente, fu il vero artefice della “rinascita” economica e del prestigio della famiglia jesina. Uomo di grande intelligenza e abilità nel mondo degli affari e della politica, egli costruì una notevole fortuna nonché importanti rapporti di “amicizia”. Fu proprietario di numerosi beni rustici e urbani nei comuni di Jesi, Monte Roberto, Scisciano, San Paolo e Maiolati.
Fervente uomo di fede, fu anche promotore di una delle più importanti feste religiose maiolatesi: la festa del 26 aprile, dedicata alla Madonna del Buon Consiglio. Pietro Leone Amatori era molto legato a questa festa. Ammalatosi, infatti, si ritenne miracolato dal pietoso intervento della Beata Vergine del Buon Consiglio, di cui teneva una effige nella sua casa, e volle dare solennità pubblica al giorno in cui ricorreva l’anniversario della sua guarigione. In questa ricorrenza le spese per i festeggiamenti erano interamente sostenute dalla famiglia Amatori. Il Vescovo di Jesi e tutti i sacerdoti dei paesi vicini erano invitati a pranzo a casa Amatori e ai bambini più poveri veniva donato il vestito per la cerimonia e una piccola provvidenza.
È grazie al testamento del 24 giugno 1831 lasciato da Pietro Adeodato, morto il 27 giugno a soli 16 anni, che la festa continuerà ad essere svolta anche dopo la morte del padre. Col testamento egli legò la sua memoria a questa festa a cui aveva partecipato con tanto amore fin da bambino e che voleva trascorresse intatta nel tempo anche per le generazioni future.

Pietro Paolo Amatori

Nato a Maiolati nel 1811 da Pietro Leone e Cecilia Milani, Pietro Paolo pose tutta la sua vita a servizio della legge e a difesa della pubblica quiete.
Fu il primo capitano della Guardia Nazionale, “braccio armato” istituito a sostegno e difesa del moto risorgimentale. A seguito dell’Unità d’Italia tale organismo fu presente in tutto il neonato Regno. La Guardia Nazionale aveva come scopo principale quello di lottare contro il brigantaggio. La nascita del nuovo Regno, infatti, porto all’obbligo di leva con conseguente allontanamento da casa per lunghi periodi. Per sottrarvisi, i giovani si davano spesso al brigantaggio.
La Guardia Nazionale maiolatese fu più volte elogiata per essere una delle meglio organizzate e attive nella lotta contro il brigantaggio. Questo probabilmente fu merito anche del suo capitano, Pietro Paolo, il quale rimase per molti anni al timone della GN spinto dal desiderio di servire e difendere il suo paese da ladri e malviventi, talvolta mettendo persino a repentaglio la propria vita. Egli, infatti, fu più volte vittima di attentati insieme ad altri ufficiali.
Pietro Paolo fu a capo della Guardia Nazionale fino al 28 luglio 1867, quando lasciò il comando a Domenico Corradini. Morì pochi anni dopo, nel maggio del 1872.

Amatore Amatori

Nato a Maiolati il 17 dicembre 1844, è il quarto e ultimo figlio del capitano della Guardia Nazionale, Pietro Paolo Amatori.
Frequentò la facoltà di Medicina a Bologna per poi lavorare come medico chirurgo a San Marino. Qui sposò una nobile del luogo, Antonietta Belluzzi. I Belluzzi erano una delle più antiche famiglie del piccolo Stato.
Nel 27 marzo 1899 ad Amatore venne concesso il “Patriziato ereditario di San Marino”.
Come da tradizione familiare, il dott. Amatore venne eletto Assessore e, nella primavera del 1908, divenne Sindaco di Maiolati. Essendo spesso assente dal paese natio, però, egli già nel 1910 rinunciò alla carica. Nel 1911 al suo posto salì Umberto Badiali.
Il 2 ottobre 1910 Amatore si trasferì a Jesi per ragioni professionali. Qui morì il 24 maggio 1919.

Lamberto Amatori

Nato a Maiolati il 3 aprile del 1850 da Pietro Augusto e Marianna Santelli, Lamberto è il secondo di ben sette figli. Studiò a Bologna dove conobbe la sua futura sposa, Anna Benfenati. Si laureò in Giurisprudenza nel 1871, a soli 21 anni, e poi in Lettere Classiche nel 1876. Nella facoltà di Lettere Classiche di Bologna fu anche allievo di Giosuè Carducci.
Dopo gli studi Lamberto intraprese la carriera di insegnante in Lettere Classiche a Città di Castello e Fano. Nel 1882 ottenne la cattedra di Lettere al Ginnasio Superiore di Jesi. In seguito il Consiglio Comunale di Jesi lo nominò Preside della scuola e gli assegnò la cattedra di Lettere Classiche. Nel 1906 a Lamberto subentrò Gaetano Gasperoni, ma lui continuò comunque la sua attività di insegnante.
Lamberto morì a Jesi nel 1921.

Spontini e Amatori: una profonda amicizia

Signori di Maiolati, i membri della famiglia Amatori intrecciarono rapporti con molte famiglie nobili della città ma quello con i coniugi Spontini si trasformò in un legame di profonda amicizia e /> di sincera stima, testimoniate dalle numerose lettere conservate ancora oggi nel Comune di Maiolati e dagli importanti e delicati incarichi che i coniugi Spontini diedero ai membri della nobile famiglia Amatori. Ne è un esempio l’incarico di “Protettrici Sorveglianti” delle ragazze ospiti nella “Casa delle Fanciulle” dato alle “dame di Maiolati”, tra cui compaiono anche Cecilia e Anna Amatori. Le “dame” furono poste sotto la direzione di Cecilia Milani Amatori, seconda moglie di Pietro Leone, che venne nominata “Dama presidente” della Casa, situata all’interno delle mura castellane, fondata nel 1841 con lo scopo di proteggere, educare ed istruire le ragazze povere. La fondazione di questa scuola pia è il simbolo della generosità dei coniugi Spontini, così come lo è la creazione del Monte di Pietà a Jesi. Nel 1843 Gaspare Spontini donò tutti i suoi beni urbani alla comunità e a gestire, controllare e vigilare questa immensa fortuna pose alcuni membri della famiglia Amatori, ulteriore prova questa della profonda fiducia che riponevano in loro.
Celeste Erard, dopo la dipartita del suo sposo, ebbe una frequente corrispondenza con Pietro Paolo Amatori, futuro capo della GN. Questo contatto epistolare era per lei un modo per sentirsi vicina alla sua amata Maiolati, a cui ripensava spesso con malinconia. Paolo Amatori era stato un grande amico di Gaspare Spontini e durante l’assenza dei coniugi era stato anche il custode delle cose di casa Spontini.
Altro fedele amico dei coniugi Spontini fu Pietro Augusto. Esso fu il più tenace difensore del Monte di Pietà quando esso stava per essere chiuso a seguito di una decisione presa dal Consiglio Comunale di Jesi dopo il furto avvenuto nel 1861. La ferma posizione di Augusto salvò il Monte di Pietà dalla chiusura. Questa decisa opposizione fu grande segno di rispetto, stima, affetto, fedeltà e devozione assoluta per l’opera, la persona e il volere di Gaspare Spontini.



di Simona Bacci

 

NOTE

1.I1 Rovegliano era un territorio a Sud-Est di Pianello di Monteroberto.

BIBLIOGRAFIA

Torcoletti Marco, Gli Amatori. Una famiglia nobile nel secolo della borghesia, Effeci Edizioni, Jesi 2002.

 

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